23
Dicembre
2011
Zoe ed Elena
Bisogna credere in quello che facciamo
Bisogna credere in quello che facciamo, altrimenti non potremo mai capirlo e quindi nemmeno realizzare quello che vogliamo. Con Zoe, la mia barboncina di 2 anni, mi son scontrata con questo problema più volte, e ancora adesso non sono completamente “guarita”. Ma grazie al lavoro impostato con Luca e Veruska, prima ancora con Thinkdog, e a quello che ho appena iniziato a studiare con Guido Sgaravatti, le mie idee cominciano ad essere un po' più chiare. Quindi scrivo questa breve riflessione per aiutare me stessa e, spero, chi avrà voglia di leggere....
L'altra sera era in programma una classe di comunicazione e socializzazione, io e Zoe eravamo già iscritte da un mese, ci tenevo ad andare. Però pioveva, il tempo era brutto e fin dal giorno prima la vena troppo apprensiva che è in me stava prendendo il sopravvento. Temevo che Zoe prendesse mal di gola, l'otite, freddo, qualsiasi malattia possibile. Da notare che già adesso Zoe, se piove, si rifiuta di camminare sull'erba bagnata (perché?). Allora ho chiamato Veruska e sono riuscita a dirle la mia paura. Lei ha capito subito e mi ha spiazzato: “non venire perché se sei in quello stato di sicuro Zoe si ammala”, mi ha risposto. In quel momento sapevo bene di aver un problema da superare, volevo anche cambiare idea, ma non sarebbe servito a nulla dal momento che comunque ero già dentro al mio pensiero di preoccupazione. Non ho partecipato alla serata, ma per tutta la giornata è come se avessi messo insieme dei pezzi sparsi. Ad esempio: perché è meglio evitare di dire la parola NO ai nostri cani? La spiegazione mi era sempre sembrata plausibile ad intuito: perché il No esprime sensazioni negative che è meglio non trasmettere. Ma solo adesso mi rendo conto che non avevo capito veramente il PERCHE', quindi non potevo crederci del tutto, dunque non mi riusciva. Lo stesso è successo con la paura che la Zoe possa ammalarsi. Quando noi pronunciamo la parola NO, richiamiamo dal nostro inconscio tutti i concetti, le emozioni, i ricordi, che si sono sedimentati nel pensiero NO nello spazio-tempo. Non si tratta solo di come io vorrei usare quella parola, ma di come è stata usata da sempre, prima di me nel momento in cui io la pronuncio. Tutto questo c'entra con la questione degli Universali della filosofia medievale. Se noi diciamo “NO” stiamo richiamando una parola che contiene in sé la negazione, quindi l'idea platonica della negazione, oppure stiamo semplicemente emettendo una voce (flatus vocis), o ancora, stiamo solo usando un concetto generale astratto stabilito per umana convenzione? Tutte e tre le ipotesi hanno ragione. Quando diciamo “No” peschiamo nell'archivio delle memorie dell'Universo. Questo è il motivo per cui è bene fare molta attenzione alle parole che usiamo e che pensiamo, non solo con i nostri cani, ma in qualsiasi situazione della vita.


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